Wednesday, October 02, 2002

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America
Bilanci falsi: lo scandalo Worldcom sconvolge l’America
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di Roberto Rezzo

New York Worldcomm, leader mondiale del settore telecom, guadagna un altro primato: diventa protagonista della più grande frode contabile che la storia della Corporate America ricordi. I vertici della società hanno ammesso che durante il 2001 e sino a tutto il primo trimestre di quest’anno, sono stati fatti figurare a bilancio profitti inesistenti per quasi 4 miliardi di dollari.
“È un fatto gravissimo, sono oltraggiato – ha dichiarato cupo il presidente Usa, George W. Bush, da Canada, dove partecipa al verice del G8 – Questi scandali stanno danneggiando seriamente le borse americane”. Bush ha annunciato che il dipartimento alla Giustizia aprirà immediatamente un’inchiesta e ha promesso che “i responsabili saranno chiamati a rispondere delle loro azioni non solo nei confronti degli azionisti ma anche dei dipendenti”.

Le indagini preliminari hanno rivelato che 3,8 miliardi di dollari di spese correnti sono stati iscritti nei libri contabili come spese di capitale, questo per cancellare un impatto negativo alla voce dei profitti. “Siamo sotto shock – ha dichiarato John Sidgmore, amministratore delegato di Worldcomm, fresco di nomina dopo la cacciata di Bernie Ebbero, ex numero uno e fondatore del gruppo nel 1985 – Il nostro impegno è quello di continuare le operazioni di Worldcomm in osservanza dei più rigidi criteri etici”. A saltare immediatamente è stato il direttore finanziario della società, Scott Sullivan, licenziato in tronco ed estromesso dal consiglio di amministrazione. Perde il posto anche David Myers, vice direttore generale con delega alla supervisione finanziaria.

L’attuale società di revisione dei conti, Kpmg, ha subito messo le mani avanti, precisando di aver ricevuto l’incarico poco più di un mese fa, quando è subentrata al revisore che ha accompagnato Worldcomm sin dai primi passi, Arthur Andersen. E il nome dice tutto. I vertici per il momento sembrano pagare solo gli spiccioli della crisi: Worldcomm ha annunciato un taglio del personale da 17mila posti per ridurre le spese, stimando un risparmio annuo pari a 2 miliardi di dollari. La società è esposta con le banche per 32 miliardi di dollari, e di questi 2,6 miliardi non sono stati restituiti entro i tempi dovuti. Una strada senza uscita, e molti analisti non vedono alternative alla procedura fallimentare, per chiedere la protezione dai creditori al tribunale. Adam Quinton, che da anni segue Worldcomm per Merrill Lynch, è convinto che con l’ultimo scandalo e la fuga degli investitori sia scattato il conto alla rovescia per la bancarotta.

La notizia ha avuto un impatto devastante a Wall Street con ripercussioni che dal comparto telefonico – già in subbuglio per le voci di bancarotta su At&t - hanno scatenato un’ondata di ribassi su tutti i listini. L’indice Dow Jones è sceso sotto la soglia di guardia dei 9mila punti e il tabellone elettronico del Nasdaq ha toccato il minimo degli ultimi tre anni il titolo Worldcomm non è stato neppure ammesso alle contrattazioni in apertura di seduta e rimane sospeso a tempo indeterminato. “È incredibile l’effetto che un titolo da 83 centesimi è riuscito ad avere sui mercati”, ha commentato mercoledì mattina un operatore di borsa. Le azioni Worldcomm, quotate sopra i 64 dollari nel giugno del 1999, anche prima della sospensione erano ormai al di sotto del valore tecnico di un dollaro, richiesto per le contrattazioni sul Nasdaq. Un’idea approssimativa del valore attuale del titolo la si può avere dalle azioni scambiate nel premercato sul circuito Instinet: nove centesimi. Moody’s ha rivisto il rating di Worldcomm da B1 a Ca, con outlook negativo. John Odulik di Ubs ha gettato la spugna: “È impossibiledare una valutazione sul titolo e sulle sue prospettive sino a quando non saranno disponibili risultati finanziari affidabili”.

Lo scandalo ha colpito anche il dollaro, che nella seduta di ieri ha perso ulteriormente terreno nei confronti dello yen e dell’euro. Il biglietto verde si trova così a un soffio dalla soglia di parità con la valuta unica europea. Sono i sintomi di una grave ricaduta del male che affligge Wall Street: la mancanza di fiducia degli investitori. La crisi non riguarda più qualche società chiacchierata e particolarmente in vista, ma un intero sistema, sinora considerato lo standard di riferimento a livello mondiale.
La Securities and Exchange Commission - che ha già un’inchiesta in corso su Worldcomm - ha intimato alla società di presentare un rendiconto dettagliato sulle pratiche che hanno consentito questo clamoroso falso in bilancio e di fornire agli investitori i numeri veri. “L’autorità di controllo delle borse americane – in linea con l’amministrazione Bush – si è sempre opposta a un inasprimento delle regole che governano l’esercizio societario, ma un comunicato diffuso ieri recita: “Worldcomm ha commesso irregolarità di un gravità senza precedenti che dimostrano la necessità di una riforma delle pratiche contabili”. A Wall Street c’è chi scommette che se Enron non è bastata a far scattare il giro di vite, dopo Worldcomm sarà inevitabile prendere provvedimenti. Una proposta in questo senso è già stata formulata dal New York Stock Exchange ed è all’esame della Sec.


SCANDALO WORLDCOM (CNN) -- Il nuovo amministratore delegato della WorldCom, la grande società che ha appena ammesso di aver nascosto quasi quattro miliardi di dollari di spese nei propri bilanci, ha cercato di rassicurare dipendenti, debitori e clienti circa la sostanziale salute del gigante americano delle telecomunicazioni, ma il gruppo rischia comunque il fallimento. Che sarebbe il più grande fallimento della storia.
John Sidgmore, che solo un mese fa aveva sostituito alla guida della società il fondatore Bernie Ebbers, ha diffuso un messaggio videoregistrato ai dipendenti, nel quale dice di restare ottimista nonostante una "settimana molto dura".
"Pensiamo che i nostri clienti possano continuare a contare sul fatto che WorldCom risponda alle loro necessità di comunicazione oggi e che possano continuare a contarci anche domani", ha detto Sidgmore annunciando di aver incaricato William McLucas - un ex capo della Sec - di condurre una indagine indipendente su quanto è accaduto. Inoltre ha dato incarico alla Kpmg di fare una completa verifica dei conti.
"Questa società è assolutamente impegnata ad operare secondo gli standard etici più elevati", ha aggiunto l'amministratore delegato.
La società ha annunciato che taglierà le spese, ridurrà di 17.000 persone la forza lavoro (circa un quinto del personale) e venderà alcune attività per ottenere fino a due miliardi di dollari per pagare gli interessi sui 32 miliardi debiti. Sidgmore ha anche sottolineato che il gruppo ha entrate per 30 miliardi l'anno, un cash flow sufficiente, 25 milioni di clienti e nessun debito di particolare rilevanza che venga a scadenza quest'anno.
WorldCom possiede la rete internet più vasta del mondo ed è il secondo operatore telefonico americano per le chiamate interurbane, dietro alla At&t.
Molti analisti, tuttavia, temono che queste misure possano non essere sufficienti a evitare il fallimento. "Tutto questo non fa che aumentare le preoccupazioni degli investitori", commenta per esempio Adam Quinton della Merrill Lynch: "Ci lascia tutti praticamente senza parole".
La Sec, l'ente americano che controlla la Borsa e le società quotate, ha annunciato mercoledì sera di aver denunciato la WorldCom per truffa davanti al tribunale federale di Manhattan. Nella denuncia si afferma che la società ha fornito informazioni erronee agli investitori violando le normali procedure di bilancio e nascondendo il fatto che per il 2001 e il 2002 aveva avuto perdite per 1,2 miliardi di dollari, invece che profitti per 2,6 miliardi.
Oltre a chiedere i danni, il presidente della Sec Harvey Pitt ha anche chiesto al tribunale di emettere ordinanze che evitino l'uso di risorse per pagare l'alta dirigenza, attuale o passata ed evitino la distruzione di documenti.
Anche il presidente George Bush, dal Canada dove si trova per il vertice del G8, si è detto "indignato" per quanto è accaduto: "Indagheremo fino in fondo e chiameremo a rispondere chi ha tratto in inganno non solo gli azionisti, ma anche i dipendenti".



::::::::::::::::::::::::::::ENRON::::::::::::::::::::::::::::::::
America
Il gigante senza scrupoli.

Ci sono storie talmente assurde che uno si sente in imbarazzo a raccontarle.
Tutti gli Stati Uniti sono in questo momento sconvolti da uno scandalo assolutamente fantascientifico.
La Enron, colosso dell'energia, settima industria Usa per fatturato, un giro d'affari superiore a quello di molti stati africani messi assieme, e' fallita licenziando migliaia di dipendenti. Ma questo fallimento e' stato particolarmente disastroso perche' i dirigenti della Enron avevano avuto un'idea geniale: vendere azioni dell'azienda ai dipendenti costringendoli pero' a un accordo che li vincolava a non rivendere le azioni. Cosi' quando il valore della Enron e' crollato in borsa da 86 dollari a 26 centesimi, bruciando quasi 60 miliardi di dollari nel giro tre mesi, i dipendenti che avevano investito tutti i loro risparmi in quei titoli hanno guardato crollare le quotazioni in borsa, senza poter fare nulla.
Questo disastro da 60 miliardi di dollari ha colpito banche, assicurazioni, e milioni di risparmiatori.
Le azioni Enron erano considerate solidissime e negli anni '90 il loro valore era cresciuto di 10 volte. La stampa Usa magnificava la Enron: nel 1996 la rivista Fortune la indicava come l'azienda piu' innovativa del pianeta e il Financial Times nel 2000 l'aveva proclamata "Azienda energetica dell'anno". Tutti compravano Enron, il suo amministratore delegato, Kenneth Lay, era amico intimo dei presidenti Bush, e tutti nell'alta societa' parlavano bene di lui e facevano a pugni per essergli amico.
E Bush si e' mostrato veramente rattristato davanti alle disgrazie che hanno colpito il suo amico.
Ora potete immaginare lo stupore di milioni di risparmiatori americani quando si scopre che i dirigenti della Enron non hanno perso una lira nel crollo in borsa. Anzi, pare ci abbiano guadagnato. Si', perche' loro non avevano firmato nessun impegno a non vendere le azioni della Enron in loro possesso.
La gente ha iniziato a sentire puzza di bruciato e si e' chiesta: ma come e' possibile che un colosso come la Enron fallisca cosi' improvvisamente? Dove sono finiti tutti i soldi? La Enron era arrivata a fatturare 130 miliardi di dollari all'anno.
Cosi' sono state fatte ricerche, aperte inchieste, ed e' stato come spalancare il coperchio dell'inferno.
Innanzi tutto si e' scoperto che quelli della Enron avevano trovato un metodo efficacissimo per essere simpatici: pagavano l'amicizia a peso d'oro. Due milioni di dollari a George W. Bush dal 1993 a oggi, e piu' di 400 mila dollari al partito repubblicano negli ultimi 3 anni. 97.350 dollari a Phil Gramm, senatore repubblicano del Texas. Ma a volte i favori non vengono pagati in denaro ma con sistemi piu' raffinati. Hanno ingenti pacchetti azionari il vice presidente Dick Cheney, Karl Rove, capo di gabinetto (250 mila dollari) Donald Rumsfeld segretario della difesa, il suo vice William Winkenwerder, il ministro della giustizia John Ashcroft, il vicesegretario al tesoro Mark Weinberger, il sottosegretario all'economia Kathleen Cooper, il sottosegretario all'educazione Eugene Hickock e gli ambasciatori in Russia, Irlanda e Emirati Arabi. Alcuni dirigenti (e azionisti) della Enron sono poi entrati direttamente nel governo del paese: Larry Lindsay e' oggi consigliere economico del presidente, e Robert Zoellick e' diventato rappresentante Usa per il commercio. Facevano di tutto per dare l'idea che se gli affari andavano bene per Enron andavano bene per tutti. E non erano tanto schifiltosi: il 70% delle loro donazioni andava ai repubblicani, il 30% ai democratici. Tanto che Clinton minaccio' di interrompere gli aiuti al Mozambico se non fosse stato concesso alla Enron il diritto di costruire i suoi oleodotti.
E gia' che c'erano finanziavano anche i politici inglesi. Perfino il partito di Tony Blair ha ricevuto almeno 50 mila dollari da questa organizzazione benefica e John Wakenam, ex ministro dell'energia nel governo di Margaret Tatcher e supervisore allora della privatizzazione dell'industria elettrica britannica, siede nel consiglio di amministrazione della Enron.
Ma nessuno e' in grado di dire quanti politici e funzionari pubblici la Enron abbia foraggiato in tutto il mondo, si parla di decine e decine di milioni di dollari e di opere faraoniche realizzate per compiacere i politici.
Il 7 aprile 2000 la famiglia Bush siede al completo, in tribuna d'onore, per l'inaugurazione dello stadio di Houston, che la Enron ha pagato circa100 milioni di dollari. L'appalto della costruzione e' stato affidato alla Brown & Root, azienda che fa parte di un gruppo il cui amministratore delegato e' Dick Cheney, oggi vicepresidente degli Stati Uniti.
In cambio dello stadio e della sua gentilezza, la Enron ha ottenuto, negli anni una serie notevole di ammorbidimenti legislativi sull'energia e l'inquinamento.
E ha anche firmato un contratto da 200 milioni di dollari per la fornitura di energia elettrica alla citta'.
Tra gli altri risultati di questa politica lungimirante il fatto che oggi Houston, capitale del Texas, sia una delle citta' piu' inquinate degli Usa.

Ma perche' Kenneth Lay voleva avere tanti amici? Perche' aveva un progetto ambizioso che comprendeva una specie di monopolio dell'energia in buona parte del mondo, oleodotti che attraversano mezzo pianeta (Kosovo e Afghanistan compresi), leggi di sgravio fiscale per le aziende energetiche e addirittura una borsa on-line mondiale dell'energia e delle materie prime, controllata interamente dalla Enron e che, nata nel 1999, e' arrivata a registrare 6000 transazioni al giorno per circa 2,5 miliardi di dollari.
La Enron chiedeva aiuti, spallate a regolamenti comunali, deroghe ai controlli antitrust, robetta.
Ma via via che oggi le inchieste procedono viene fuori ben altro.
Innanzi tutto i procedimenti penali in corso mettono alle strette, insieme a molti dirigenti, l'ex vicepresidente della Enron, Clifford Baxter. Alle richieste sempre piu' insistenti di fornire documentazioni contabili la Enron oppone un fermo rifiuto, vengono pubblicate dalla stampa fotografie di dipendenti Enron che portano via casse e casse di documenti dalla sede della compagnia. Ma l'inchiesta va avanti e un mattino Clifford Baxter viene trovato morto in un'auto, all'interno di un parcheggio di Houston. Ha una pistola in mano e la polizia dice che si e' suicidato sparandosi alla testa.
Ma la situazione diventa ancora piu' grave quando si scopre che i dirigenti della Enron avevano costituito una rete di societa' che prendevano commesse di lavoro dalla Enron fatturando cifre vertiginose che finivano in compiacenti paradisi fiscali. E non si tratta delle misere 64 societa' fantasma del povero Berlusconi. Le societa' sussidiarie della Enron sono 881, domiciliate in alcuni tra i piu' affidabili paradisi fiscali del pianeta: 692 alle Cayman, 119 alle Turks e Caicos, 43 alle Mauritius, 8 alle Bermuda. Questo meccanismo raffinatissimo e' servito per stornare guadagni prima e per nascondere le perdite. La Enron nella sua fase discendente e' riuscita a contabilizzare 600 milioni di profitti inesistenti. Tra l'altro, grazie a questo sistema la Enron e' riuscita a non pagare una lira di tasse in 4 degli ultimi 5 anni. Anzi, nel 2000 un'imposta di 112 milioni di dollari si era trasformata alla fine in un credito di 278 milioni di dollari. Sostanzialmente si svuotavano le casse dell'azienda e si faceva a meta' con i politici e con le istituzioni addette al controllo della regolarita' dei bilanci.
Si', perche' la Enron era sottoposta, in teoria, a fior di controlli. E oggi, a fianco dei dirigenti Enron, sul banco degli imputati siede anche David Duncan, dirigente della societa' di certificazione, Arthur Andersen, accusato di aver distrutto documenti rilevanti riguardanti la Enron. Duncan, appellandosi al Quinto emendamento costituzionale, ha dichiarato di non voler testimoniare contro se stesso, a meno che non gli venga garantita l'immunita'. Ma il deputato James Greenwood, presidente della sottocommissione della Camera davanti alla quale Duncan e' comparso, e' andato giu' pesante. Si e' rivolto a Duncan dicendo: "La Enron svaligiava la banca, la Arthur Andersen forniva l'auto per scappare e lei era al volante".
Ma questa e' una storia piena di colpi di scena.
E in effetti la rapina in banca e' stata la piu' grande della storia del mondo. E i metodi usati lasciano a bocca aperta.
Come sapete Los Angeles e' la citta' che in 15 anni ha sconfitto l'inquinamento. Pochi sanno pero' che questo e' avvenuto nonostante una serie impressionante di cause intentate contro l'amministrazione della citta' e lo stato della California, accusati dai produttori di auto di limitare la liberta' di commercio con leggi che impediscono la circolazione delle auto piu' inquinanti. Ma la strada legale deve essere sembrata troppo incerta alla lobby del petrolio e allora la Enron ha organizzato un dispetto di proporzioni bibliche. E' riuscita a diventare fornitrice di energia elettrica anche in California e ora e' accusata da molti di aver scientemente organizzato il grande, disastroso black aut dell'anno scorso al solo scopo di mettere in difficolta' la politica antinquinamento della citta' e ottenere maggiore liberta' nella produzione di energia elettrica.
E c'e' infine chi ricorda che la Enron, la prima finanziatrice della campagna presidenziale di Bush, sia l'azienda che ha tratto i maggiori guadagni dalla guerra in Kuwait e in Kosovo e, se non fosse fallita, avrebbe ricavato guadagni enormi anche dalla guerra in Afghanistan... E c'e' infine chi ricorda un film nel quale un presidente inventa una guerra finta per distogliere l'attenzione dell'opinione pubblica dallo scandalo che sta per travolgerlo. Ma nei film e' tutto finto. Nella realta' le guerre si combattano davvero con vere bombe e veri morti.

Da "Il cacao della domenica, Dario Fo e Franca Rame News" del 03/02/2002

Trovato all'indirizzo: http://www.cumulidineve.it/pensieri/Enron.htm